Noi, almeno all'inizio, ci accontenteremo di questi docici punti. VOLERE BENE A CRISTO Anche se l'animatore è timido, imbranato, questo amore traspare, ed è la prima qualifica per essere testimoni e non tanto «maestri». | VOLERE BENE AI RAGAZZIVolere bene non significa tanto fare «smancerie» o semplice «simpatia» nei loro confronti (nel senso che oggi tu mi piaci, mentre domani se mi fai arrabbiare, può darsi che mi diventi antipatico). Il volere bene è soprattutto un atto di volontà. È una posizione a priori: indipendente da chi sei ti voglio bene. Ma per educare occorre avere la confidenza dei ragazzi. Se vogliamo bene a loro saremo ricambiati. Evitate però di essere eccessivamente possessivi: i ragazzi non sono una vostra proprietà, quindi non dovete essere gelosi se un altro animatore è particolarmente in confidenza con uno di loro. Cercate piuttosto di meritarvi la sua attenzione, ma senza denigrare il vostro amico. Non siate inoltre troppo protettivi e attenti, evitate cioè di fare gli animatori-mamma: ricordate che ogni ragazzo ha già i suoi genitori e voi non potrete né dovrete mai cercare di sostituirli! | AVERE UN PO' DI ANSIA MISSIONARIA È positivo che qualche volta «siamo tesi» e «stiamo male» per loro! | NON STANCARSI SE A VOLTE C'È DA «ALLACCIARE LE SCARPE» AI RAGAZZIIl gesto di «allacciare le scarpe» ad un ragazzo implica il chinarsi, il mettersi in ginocchio di fronte a lui. È simbolo di atteggiamento di servizio: ci ricorda che è sempre il ragazzo al centro del processo educativo. E ci rammenta che bisogna fare un po' di fatica e di sacrificio... | STARE VOLENTIERI CON I RAGAZZI Cioè non fare sentire loro che siamo lì temporaneamente come «in prestito», e che abbiamo una cosa più importante da andare a fare da un momento all'altro. | NON AGIRE MAI A TITOLO PERSONALE Non aspettarti la riconoscenza da nessuno, che se poi c’è tanto meglio. Tu però non lavorare per essa. | DEDICARE TEMPO AI RAGAZZI (NON È MAI TEMPO PERSO) Dedicare tempo significa «dare valore» al ragazzo. Al di là della personalità e della comunicatività che un animatore possiede, i ragazzi stanno volentieri con chi dedica loro tempo. Ne subiscono spesso il carisma e lo imitano, lo cercano. Anche negativamente. Se leggiamo la storia personale di alcuni ragazzi «sbandati» vediamo che quasi sempre sono stati ore ed ore, con persone «sbandate», che hanno dedicato loro «attenzione». Un'attenzione pericolosa e negativa, ma sempre tale rimaneva. Inoltre non usare mai la satira, le frasi cattive che irritano, l’accenno a regioni, paesi o difetti personali. | DARE NOME E COGNOME NELLA VITA AI COMPONENTI DEL PROPRIO GRUPPOImpara presto e bene tutti i nomi dei ragazzi. Per educare è essenziale conoscere chi vogliamo educare, la sua storia, da che famiglia proviene, la sua cultura, la sua personalità, per sapere sempre come agire nei suoi confronti. | ESSERE UN PO' SPRINT, GIOIOSI... I ragazzi guardano soprattutto al «vestito» che indossiamo quando stiamo con loro. Se noi siamo contenti non possiamo che essere «contagiosi». E poi quello che conta è lo spirito. Se siamo «sprint» siamo giovani a tutte le età, viviamo la vita e non ci «lasciamo vivere», siamo spinti a creare amore intorno a noi ed avere anche la forza di rischiare per rendere grande un ideale. | NON VERGOGNARSI | AVERE VOGLIA DI MIGLIORARSI Nel canto, nel ballo, nell'imparare nuovi giochi, nuove tecniche espressive, aumentare le proprie competenze ecc. Se l'animatore rappresenta un fondamentale strumento educativo, più lo strumento è efficiente, «lustro» e qualificato, e più il suo uso sarà sempre più incisivo! Attenzione però a non esagerare! Va bene migliorarsi, ma non essere invasivi ed egocentrici. | PENSARE CHE È MEGLIO FARE TROPPO CHE PENTIRSI DI NON AVERE FATTO L'animatore non deve essere una presenza passiva, che subisce le iniziative e le attività. Non abbiate paura a «lanciarvi», anche se qualche volta non centrerete alla perfezione l'obiettivo. Una cosa è certa: chi non agisce non sbaglia mai...! |
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