Chi non si è mai sentito dire che "l'importante è partecipare"? Un'affermazione di questo tipo, forse, è un po' troppo condizionante anche per dei ragazzi, dato che nessuno gioca senza l'intento di vincere. Questo non significa però che chi vince ha il diritto di umiliare gli avversari. Si sta parlando, dunque, di un momento, quello del gioco, in cui i ragazzi sono invitati al rispetto dell'avversario, nonché alla sana competizione, che significa tra l'altro comprendere la necessità della subordinazione alle regole di gioco e dell'accettazione della sconfitta. Essere battuti non è un dramma e, anzi, permette di capire i propri punti deboli e quindi di migliorarsi. Non è necessario, come senz'altro capiterà, scoppiare in lacrime o lamentarsi minacciando di non partecipare mai più ai giochi. Il gioco va eseguito all'aperto, dove gli spazi disponibili sono maggiori e, se possibile, al mattino, per evitare il caldo, e all'ombra. Dobbiamo già aver scelto e preparato in anticipo i giochi da eseguire, così da evitare sconvenienti perdite di tempo. Non è consigliabile far scegliere il gioco dai ragazzi, altrimenti ci si ritroverebbe sistematicamente a giocare a calcio o a palla prigioniera. Oltretutto, i ragazzi devono capire che è possibile divertirsi e partecipare ad un momento collettivo anche senza fare necessariamente quello che si ha in mente. In genere l'animatore che conduce il gioco funge anche da arbitro, quindi sarebbe opportuno che si munisca di fischietto per comunicare gli ordini di gara, altrimenti all'aperto o nel frastuono è difficile che tutti sentano la sua voce. Prima di tutto formiamo le squadre. Possiamo sceglierle noi oppure nominare due "capitani" tra i ragazzi, facendo in modo che la scelta non ricada sempre sui soliti e ignorando chi ci si getta ai piedi implorando e chi si lamenta di "non essere mai stato capitano". Inoltre, è consigliabile designare almeno un animatore per squadra che si assuma il compito di dirigere la stessa e di far rispettare le regole. Quest'ultimo aspetto è particolarmente importante, perché ci permette di dar vita ad una competizione dignitosa e rispettabile, che i ragazzi approveranno in quanto tale. In altri termini, qualsiasi occasione in cui il regolamento viene disatteso e non prontamente sanzionato, al punto di compromettere il risultato della sfida, diventa al tempo stesso motivo di ricorso da parte dei ragazzi, generando lamentele e dissensi in generale nei riguardi del momento stesso del gioco e prova tangibile della non serietà dell'animatore, che non è in grado di assicurare lo svolgimento corretto della gara. Risultato, questo, che ci fa perdere punti sia in termini di "immagine" che noi offriamo, cioè di persone su cui si può fare affidamento, sia sul piano dell'educazione, perché non siamo stati in grado di trasmettere ai ragazzi i concetti di fondo che ci eravamo preposti. Preparate le squadre, passiamo alle regole. Riuniamo tutti i giocatori, alziamo la voce per attirare l'attenzione e spieghiamo il regolamento (meglio non leggere: i ragazzi stentano ad ascoltarci se non li guardiamo in faccia). Dobbiamo aver già ben chiaro il funzionamento del gioco, così da poterlo trasmettere ai ragazzi in modo semplice ed efficace. Nel frattempo gli altri animatori possono sistemare l'occorrente (sedie, palloni, linee di partenza, cartoncini per distinguere le squadre, ecc.). Così come, del resto, in tutti i momenti collettivi, al gioco deve partecipare l'intero gruppo (compresi gli animatori, che possono fare assistenza oppure fungere essi stessi da giocatori). In questo modo si evita che i componenti delle squadre siano distratti da altri o si sentano autorizzati a non partecipare a loro volta. Pertanto, non consentiamo mai che alcuni ragazzi si allontanino liberamente, a meno che non ci sia una ragione valida. Affermazioni del tipo "Siamo stanchi", "Fa caldo" oppure "Mi fa male la gamba" lasciano il tempo che trovano. Molto spesso si tratta di semplice pigrizia, o quantomeno di insofferenza alle regole; è compito nostro perseverare e non cominciare finché tutti non si decidono a giocare. Può inoltre capitare di avere a che fare con qualche ragazzo che si apparta per timidezza o problemi relazionali in genere: questi avrà bisogno di uno specifico sostegno e di attenzione da parte dell'animatore. Ad ogni modo, evenienze del tipo sono piuttosto rare: in genere, trascorsi i primi giorni, tendono a delinearsi tra i ragazzi gruppi distinti e omogenei per età, interessi e personalità. Se il soggetto in esame non è in grado di inserirsi autonomamente in uno di questi, sta a noi favorire il processo, sollecitando sia questi che gli altri ragazzi e il problema si dovrebbe risolvere in poco tempo. A questo punto si può partire con il gioco vero e proprio. Gli animatori incaricati sistemeranno le squadre e il via non sarà dato fino a che i ragazzi non si saranno disposti ordinatamente presso le postazioni. Un occhio di riguardo va anche alla conduzione: cerchiamo di tenere alto l'entusiasmo dei ragazzi, enfatizzando gli ordini di gioco, i suggerimenti e i commenti, specialmente quando è il momento di decretare la squadra vincitrice. Torna su CONTINUA CON: "IL BALLO" |